Il Sole24 - 6 ottobre 2015

La scorsa settimana a Napoli ho avuto il piacere di moderare la tavola rotonda “Azione e strumenti di contrasto a tutela delle Istituzioni e dell’economia nella lotta alle mafie” organizzato dalla prefettura del capoluogo campano. Vi avevo promesso – amati lettori di questo umile e umido blog – che avrei raccontato gli interessantissimi spunti usciti da quella giornata. Il prefetto di Caserta Arturo De Felice (già direttore della Dia) ha posto l’accento sulla legge che disciplina lo scioglimento dei consigli comunali e degli enti locali. Una legge – il giudizio è mio – che fa acqua da tutte le parti e che è nata nel 1991 sull’onda lunga di una scia emergenziale e che, come tutte le volte in cui questo capita, non è stata foriera di buoni risultati.

Ebbene tra le tante criticità, De Felice ne ha scelta una: la durata del commissariamento che varia dai 12 ai 18 mesi e che può essere portato fino a 24. Detto che – a mio sommesso avviso, come del resto ho scritto tante volte – il commissariamento in larghe parti del Sud dovrebbe essere uno stile di amministrazione nelle mani dello Stato, indipendentemente dallo scioglimento, l’esperienza dei 258 enti sciolti dal ’91 ad oggi ha mostrato, sul punto, enormi limiti. «E’ come se lo Stato – ha dichiarato De Felicedopo la diagnosi della malattia, in fase di terapia più o meno avanzata, non potesse somministrare gli antibiotici per debellare il virus».

Personalmente sono convinto che neppure una dose di antibiotici da cavallo inoculata per anni sarebbe in grado di cambiare il corso di certe amministrazioni del Sud ma è corretto, doveroso e logico che i Servitori dello Stato – quali i prefetti sono – si adoperino per suggerire correttivi e miglioramenti alla legislazione. E così De Felice suggerisce – trovando sul punto il consenso dei suoi colleghi, a partire dal prefetto di Benevento (Paola Galeone) e da quello di Avellino Carlo Sessa – di allungare il termine del commissariamento all’intero mandato amministrativo anche perché l’esperienza dimostra che ci sono stati Comuni sciolti anche 3 volte, a dimostrazione che passati i commissari prefettizi, tutto torna come prima e anzi, a volte, peggio di prima.

Il prefetto Sessa si è spinto (a mio avviso in maniera intelligentemente provocatoria) a riflettere sulla totale incandidabilità dei vecchi amministratori al turno post scioglimento, prevedendo la possibilità di estendere il divieto financo ai consiglieri dell’opposizione e degli assessori esterni della vecchia giunta sciolta.

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