Accusato di legami con Messina Denaro: sequestri e perquisizioni. Indicato anche da due pentiti tra cui Brusca. Sotto inchiesta pure Palenzona di Unicredit e l'ex direttore della Bcc di Cascina di Pietro Barghigiani

PISA. Diceva che per non inchinarsi alla mafia era scappato dalla Sicilia per trovare in Toscana un luogo ideale dove, lui, autoproclamatosi il poeta del mattone, avrebbe potuto fare impresa e creare sviluppo. Più che a capo chino l’imprenditore Andrea Bulgarella, 69 anni, di Erice (Trapani), a leggere le carte della DDA, con “Cosa Nostra” andava a braccetto. Non con un boss qualunque. Con quello che da anni è indicato come il capo dei capi, Matteo Messina Denaro, di Castelvetrano (Trapani), latitante dal 1993 dopo una vacanza a Forte dei Marmi. Quell’aurea di paladino della legalità per Bulgarella, diploma di geometra, tre esami alla laurea in ingegneria, si sgretola nella rappresentazione, fatta dai carabinieri del Ros, della sua ascesa imprenditoriale finanziata dalle banche alle quali non sempre ha restituito i prestiti ottenuti.

Dua anni di intercettazioni. Nell’inchiesta della Dda di Firenze, avviata nel 2013 e diretta dai sostituti procuratori Alessandro Crini e Angela Pietroiusti, il costruttore siciliano che a Pisa ha fatto fortuna, è indagato per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all’appropriazione indebita con l’aggravante mafiosa e in concorso l’impiego di denaro di provenienza illecita. Tra gli indagati anche il vice presidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona, che respinge ogni accusa, a cui vengono contestati reati finanziari, con l'aggravante di aver agevolato clan mafiosi. Due anni di intercettazioni telefoniche con decine di persone registrate nelle conversazioni con l’imprenditore e che riserveranno altre sorprese con escursioni anche nella politica. Le 40 pagine del decreto di sequestro e perquisizione sono meno di un antipasto.

Ricorso contro i sequestri. Il legale di Bulgarella, l’avvocato Giulia Padovani, annuncia ricorso al Tribunale del Riesame contro il provvedimento di sequestro di documenti bancari effettuato ieri dai carabinieri nel corso delle perquisizioni svolte nei confronti di dieci indagati e quindici tra professionisti e manager di istituti di credito. «Il mio assistito si dichiara completamente estraneo ad ogni addebito – afferma in una nota il legale –. In particolare, precisa con forza che non ha mai avuto alcun contatto con nessun gruppo associativo criminale, men che meno di stampo mafioso. Tanto si doveva a quanti conoscono il Gruppo Bulgarella e ripongono fiducia dell'attività dello stesso. Per quanto riguarda il merito della vicenda, l'indagato è sereno e provvederà a difendersi presso le sedi competenti».

Così l’impero del costruttore riusciva ad avere crediti milionari

Da quello che trapela dal decreto di perquisizione quella di Bulgarella sarebbe un’antimafia di facciata. Per gli inquirenti «la recente attività di indagine svolta a partire dal marzo 2013 nei confronti di Andrea Bulgarella, ha consentito di verificare che costui, pur avendo spostato in Toscana il baricentro dei suoi interessi imprenditoriali, non ha reciso affatto i rapporti con soggetti variamente interessati sia per rapporti parentali che per vicende processuali, alla “Cosa Nostra” trapanese, mantenendo viva una serie di relazioni che Bulgarella, pur consapevole della loro pericolosità, deve in qualche modo alimentare in quanto indissolubile retaggio della sua vicinanza al contesto mafioso della Sicilia occidentale che gli ha consentito di trarre le risorse economiche investite in Toscana». Uno degli agganci è Luca Bellomo, nipote acquisito di Messina Denaro, la cui società ha fornito gli arredi di un albergo, Abitalia, a Viareggio.

Le accuse di Brusca. C’è anche il pentito Giovanni Brusca, sentito dai magistrati il 17 marzo 2014, a inguaiare l’imprenditore riferendo che un «Bulgarella, lontano parente di Puccio Bulgarella, forse cugino di 1° o 2° grado, era un uomo a disposizione di "Cosa Nostra". Antonio Cascio, ormai deceduto, dopo essere divenuto collaboratore di Giustizia, il 19 settembre 2001, rispondendo a specifica domanda ai pm in merito ad imprenditori "vicini" a "Cosa Nostra" operanti nella zona di Trapani, ha fatto riferimento anche all'imprenditore Andrea Bulgarella».

Il Grand Hotel Palazzo al centro delle indagini che hanno travolto l’imprenditore Andrea Bulgarella

Banche e massoneria. Se in Sicilia Bulgarella, secondo l’accusa, è cresciuto partendo dall’azienda del padre grazie al sostegno della mafia e della politica contigua a “Cosa Nostra”, in Toscana il suo baricentro sono state le relazioni con le banche, senza dimenticare le origini e gli amici degli amici. A fine 2014, i debiti delle sua galassia societaria erano arrivati a 150 milioni di euro, di cui 60 solo con Unicredit.

A Pisa lo sviluppatore immobiliare trova una sponda in Vincenzo Littara, 73 anni, ex dominus del sistema bancario pisano e non solo, indagato anche lui per appropriazione indebita in concorso con l’aggravante mafiosa. Ultimo incarico alla direzione generale alla Banca di Credito Cooperativo di Cascina, commissariata nell’ottobre 2014 anche per le operazioni spericolate consentite all’imprenditore trapanese.

Loggia Hiram. «È uno potente» confida Bulgarella al telefono con un amico riferendosi a Littara in odore di massoneria. «L’evocata appartenenza alla massoneria di Vincenzo Littara peraltro come “capo”, si segnala da un appunto presente agli atti dell’Arma del comando provinciale di Pisa, dal quale emergerebbe la sua presenza in elenchi della “Loggia Hiram” del “Grande Oriente d’Italia» sottolineano gli investigatori che aggiungono, nel dare la giusta sfumatura ai rapporti tra i due, che «Vincenzo Littara ha offerto tutto il suo massimo appoggio per avallare scoperture ed operazioni rischiose sui conti accesi presso la Banca di Cascina intestati a società del Bulgarella Andrea, dal quale ha ricevuto dei soggiorni gratis, anche per familiari e amici presso le strutture alberghiere del gruppo in Sicilia».

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