La Repubblica – 8 ottobre 2015

La manovra orchestrata dagli affaristi di quel sacco di Roma chiamato Giubileo ha avuto l’esito sperato, e il sindaco Marino ha rassegnato le dimissioni. Questi affaristi hanno nomi e cognomi, e stanno al di qua e al di là del Tevere. Sono coloro che, come si è sentito nella vera risposta di monsignor Paglia alla falsa telefonata di monsignor Renzi, si preoccupavano che Marino non fosse in grado di gestire gli affari legati al Giubileo.

Monsignor Paglia, per chi non lo sapesse, ha ricevuto quattro mesi fa un avviso di garanzia per la vicenda della compravendita del castello di San Girolamo a Narni, dopo che la procura ha concluso le indagini riscontrando reati che includono “associazione a delinquere per truffa, riciclaggio, falso ideologico, turbata libertà degli incanti, esercizio abusivo del credito e appropriazione indebita”. Queste accuse non impediscono al monsignore di dare del tu al presidente del Consiglio, di discutere con lui della gestione del Giubileo e di giudicare Marino non all’altezza degli affari.

Sempre per chi non lo sapesse, infatti, il Giubileo è stato inventato nel 1300 per sfruttare al meglio l’ultima invenzione della Chiesa di allora: il traffico delle indulgenze, che venivano elargite ai pellegrini che avessero visitato le basiliche papali a Roma, portando ovviamente lo stesso business che la Chiesa si attendeva allora, e si attende ora, da questo genere di "opere pie". Un business simoniaco che, non a caso, portò un paio di secoli dopo allo scisma dei protestanti, incitati alla rivolta da uno scandalizzato Martin Lutero.

E un business che, evidentemente, il sindaco di Roma non garantiva potesse avvenire alle stesse condizioni delle precedenti ventinove ripetizioni di questo carnevale delle indulgenze. Dunque, forse per la prima volta nella storia, e certo nella peggior ingerenza negli ultimi anni di un papa nella politica italiana, il sindaco della Città Santa è stato sfiduciato direttamente dal Santo Padre, che di fronte ai giornalisti ha usato i suoi falsi modi gesuiti, ma dietro le quinte è risultato essere letteralmente “furibondo” con Marino.

Certo, quest’ultimo è stato sciocco ad andargli a baciare la pantofola fino a Filadelfia, invece di dimostrare fino in fondo di essere un “cattolico adulto” a casa sua. Ma questo non può essere il motivo della discordia, con un papa che sembra godere come un matto a essere oggetto di uno stucchevole culto della personalità da parte dei fedeli e dei media. E’ più semplice pensare che il papa del “San Pietro non aveva una banca” sia anche, da bravo gesuita, il papa del “Bonifacio VIII aveva però il Giubileo” (lui comunque, per sicurezza, tiene sia l'una che l'altro).

Ora rimane ancora un ostacolo alla consumazione del sacco di Roma: le elezioni comunali, che potrebbero portare in Campidoglio qualcuno ancora meno gestibile di Marino, e soprattutto meno papista di lui, sull’onda dell’indignazione popolare dei cittadini romani per i partiti tradizionali, che si sono divisi il bottino in maniera bipartisan nelle amministrazioni precedenti. Pd in testa, ovviamente.

Ma non bisogna essere degli indovini per immaginare che Renzi, che dell’arte di come gestire il potere senza preoccuparsi del parere degli elettori è un maestro, semplicemente commissarierà il Comune fino a quando la Porta Santa si richiuderà e “tutto sarà compiuto”. In fondo, com'è tipico di coloro che sono deboli coi forti e forti coi deboli, gli ordini lui li prende da Francesco e da Obama, e non può certo permettere che banalità come le elezioni interferiscano con il loro servile adempimento, a Roma come in Medioriente.

 

Seguiteci sui Social Media dell'Associazione

Pagina Facebook Manager WhiteList Pagina G+ Manager WhiteList Pagina Linkedin Manager WhiteList

Logo CNA Professioni

 Affiliato a 

 CNA Professioni