13. Ottobre 2015 - Ernesto Morici, già magistrato a Messina, riceviamo e pubblichiamo una riflessione sull'inchiesta relativa alla gestione dei beni confiscato alla mafia. "Tutto deve essere chiarito subito, perché come cittadini abbiamo concesso credito a giudici che abbiamo ritenuto credibili, che abbiamo rispettato per la loro vita blindata, giudici che abbiamo ascoltato e dei quali abbiamo rispettato il lavoro senza alcuna delegittimazione preventiva"

In merito al “terremoto” che ha scosso il Tribunale di Palermo con l’inchiesta sulla gestione dei beni sequestrati alla mafia (e che ha coinvolto Silvana Saguto, presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo), pubblichiamo questa riflessione del magistrato in quiescenza Ernesto Morici. Messinese, Morici nel corso della sua carriera tra la Sicilia, la Calabria e la Toscana, si è a lungo occupato di criminalità organizzata, di reati contro la Pubblica amministrazione, di due maxiprocessi alla ‘ndrangheta (ai clan Piromalli e Pesce) ed è stato tra i primi in Italia ad applicare la legge sul sequestro dei beni ad imputati per mafia.

Le recenti notizie relative alla gestione dei beni sequestrati alla mafia ripropongono nuovamente il tema della credibilità degli operatori di giustizia. In questa fase non ci interessa ripercorrere e sviluppare per l'ennesima volta l'immancabile ritornello sul valore delle notizie stampa , sulla necessità di attendere la pronunzia definitiva di altri giudici sul versante penale o disciplinare.

No, importa invece chiedersi perché una notizia , per altro abbastanza verificabile, su rapporti parentali e su incarichi professionali non determini reazioni di efficacia pari al turbamento che la notizia suscita. Se non altro questa volta ci e' stato risparmiato il solito copione di negativi riferimenti agli organi di informazione, almeno quelli che hanno diffuso le notizie conseguenti all' indagine.

Occorre invece evidenziare l'azione purtroppo inascoltata di "Telejato", che da tempo segnalava anomalie. Si rivela poi illuminante la lettura delle audizioni davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e delle altre associazioni criminali, anche straniere, del Direttore dell'agenzia nazionale per la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e del Dirigente l'ufficio dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata " http/www.camera.it/leg17/1058? " . Ciascuno di noi potrà farsi un'idea propria e

diversa sui diversi momenti dell'audizione , durante la quale i servitori dello Stato hanno esplicitato più volte il loro collaborare con l'autorità giudiziaria e l'attenzione nell'evitare comportamenti che potessero delegittimarne l'azione , ma tutti certamente dovremo essere d'accordo sul fatto che dal 5 febbraio 2014 si sapeva abbastanza per intervenire tempestivamente.

In questo quadro, nel quale le pronunce del CSM e della magistratura inquirente e giudicante saranno inevitabilmente ritardate dalle doverose procedure di garanzia, non ci possono soddisfare le assicurazioni che tutto sarà chiarito.

Sarà chiarito da chi , quando e davanti a chi?

Tutto invece deve essere chiarito subito pubblicamente, in modo trasparente perché come cittadini abbiamo concesso credito a giudici che abbiamo ritenuto credibili, che abbiamo rispettato per la loro vita blindata, giudici che abbiamo ascoltato e dei quali abbiamo rispettato il lavoro senza alcuna delegittimazione preventiva.

Abbiamo creduto al valore della lotta alla mafia. Adesso vediamo la credibilità dell' antimafia distrutta in un sol lampo forse per leggerezze , forse per presunzione di riuscire a governare la complessa macchina in modo autonomo, o forse ancora per la mancata adozione di iniziative legislative. L' ultima e peggiore ipotesi sarebbe quella di interessate condotte, ma ci auguriamo che venga cancellata dalle indagini avviate dalla magistratura inquirente.

Adesso e subito desideriamo che ci sia quella reazione di pari efficacia al turbamento prima richiamato e che tutto si chiarisca con la massima urgenza.

I magistrati, gli amministratori ed i consulenti, a vario titolo chiamati in causa, sono i soli che possono farlo subito, perche' tutti percepiamo che qualcosa di negativo si e' verificato. Lo possono chiarire senza violare segreti, specificando se non sapevano chi nominare, se pensavano di potersi fidare solo di pochi, se non avevano modo di accorgersi che i destinatari di incarichi retribuiti in modo importante erano sempre gli stessi e che alcuni congiunti erano a loro volta destinatari di incarichi retribuiti.

Ci aiutino a capire, ma subito.

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