Mafia Capitale, Stefano Esposito: "Io quella relazione l'ho letta, chiedo ad Alfano di desecretarla"

L'Huffington Post - 01/11/2015

Pubblichiamo un appello al ministro degli interni Angelino Alfano di Stefano Esposito, ex assessore della Giunta Marino e componente della Commissione Antimafia.

Caro Ministro,

Le scrivo in qualità di componente della Commissione Antimafia. In questa veste ho avuto l'opportunità di leggere la relazione della Commissione d'accesso e la Relazione del Prefetto Gabrielli su Mafia Capitale.

Faccio appello a lei affinché questi documenti siano desecretati prima del 5 novembre, giorno di apertura del maxiprocesso su Mafia Capitale. Sarebbe opportuno sia per la qualità del processo, sia per rispetto nei confronti dei cittadini, che avrebbero modo di farsi un'idea ancora più completa degli avvenimenti.

Il problema, in una situazione come questa, è non lasciare a nessuno la possibilità di dire: non sapevamo. Ciò che è contenuto nelle due relazioni riguarda questioni importanti relative alla necessità di intervento sulla macchina amministrativa. È questa la vera sfida che la politica deve raccogliere dalla vicenda di Mafia Capitale. Sarebbe opportuna la desecretazione delle due relazioni, infine, anche per coloro che guideranno l'amministrazione capitolina negli anni a venire: chiunque verrà dovrà prendere spunto dall'indagine giudiziaria e trasformarla in buone pratiche per cambiare radicalmente il funzionamento della struttura amministrativa e intervenire in modo drastico per le società partecipate. Confido nella sua attenzione e responsabilità circa la necessità della massima trasparenza nei confronti dei cittadini e auspico, per le ragioni che le ho sinteticamente esposto, che vorrà accogliere questo appello

Mafia, a Bagheria 36 imprenditori si ribellano al pizzo: blitz con 22 arresti

Ignazio Marchese - 02 Novembre 2015

Una cinquantina le estorsioni documentate grazie a 36 imprenditori locali che hanno trovato il coraggio di ribellarsi al pizzo

PALERMO. Nonostante gli arresti la mafia di Bagheria si era organizzata e aveva messo a ferro e fuoco di nuovo la cittadina con intimidazioni e danneggiamenti. Le famiglie dei carcerati dovevano essere sostenute e così i soldi dovevano essere racimolati con i soliti sistemi. I carabinieri hanno assestato un nuovo colpo alla famiglia mafiosa della cittadina in provincia di Palermo che ha sempre rappresentato una delle roccaforti di Cosa Nostra.

Nella mattinata odierna i carabinieri del Comando Provinciale di Palermo hanno dato esecuzione a 22 provvedimenti restrittivi nei confronti di altrettanti capi e gregari del mandamento mafioso di Bagheria, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, sequestro di persona, danneggiamento a seguito di incendio.

Le indagini, condotte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo con il coordinamento della locale Direzione Distrettuale Antimafia, hanno evidenziato la soffocante pressione estorsiva esercitata da temutissimi capi mafia che, dal 2003 al 2013, si sono succeduti ai vertici del sodalizio mafioso.

Una cinquantina le estorsioni documentate grazie alla dettagliata ricostruzione fornita da 36 imprenditori locali che hanno trovato il coraggio, dopo decenni di silenzio, di ribellarsi al giogo del “pizzo”.

Lo scenario delle “imposizioni” si presenta estremamente ricco e variegato in quanto, se pur particolarmente attento al settore dell’edilizia, incideva su ogni remunerativa attività economica locale, dai negozi di mobili e di abbigliamento, alle attività all’ingrosso di frutta e di pesce, ai bar, alle sale giochi, ai centri scommesse.

Mafia Capitale, chiesta desecretazione dei 101 nomi. Martedì le prime udienze

Il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone ha chiesto la desecretazione, anche parziale, della relazione della commissione prefettizia contenente tra l'altro i nomi di 101 dirigenti e funzionari del Comune di Roma che sarebbero stati attenzionati nell'ambito di Mafia Capitale. La risposta del prefetto dovrebbe arrivare nel giro di un paio di giorni. La richiesta di desecretare il dossier - come anticipato oggi da «Il Fatto Quotidiano - permetterà, una volta ottenuta, di includere la relazione nel maxiprocesso contro Massimo Carminati e Salvatore Buzzi che si apre giovedì prossimo e vedrà sul banco degli imputati quasi 50 persone, politici compresi. Con la settimana che si apre comincia la stagione dei processi e anche delle prime sentenze per l'inchiesta Mafia Capitale condotta dalla procura di Roma. Giovedì prossimo 5 novembre nell'aula Occorsio del Tribunale l'indagine su Mafia Capitale che ha terremotato i palazzi della politica all'ombra del Campidoglio arriva al vaglio dei giudici. I numeri sono quelli di un maxiprocesso: 46 in totale gli imputati raggiunti nei mesi scorsi dal giudizio immediato chiesto ed ottenuto dai pm guidati da Giuseppe Pignatone. Mentre per martedì 3 novembre sono attese le prime sentenze per quattro imputati che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. Si tratta di Emilio Gammuto, Emanuela Salvatori, Raffaele Bracci e Claudio Gaudenzi. Ma tutti i riflettori sono puntati sul maxiprocesso che si apre giovedì: tra gli imputati tutti i nomi eccellenti che in questi 10 mesi, dagli arresti del dicembre scorso, hanno sconvolto la cronaca giudiziaria romana. I giudici della X sezione penale chiameranno per la prima volta all'appello anche per Massimo Carminati, l'ex terrorista nero ritenuto da chi indaga il vero capo del clan. Con lui a processo anche Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative e, per l'impianto accusatorio, il braccio operativo del gruppo criminale che negli ultimi anni è riuscito ad infiltrarsi nella macchina organizzativa e burocratica del Comune di Roma per ottenere appalti e commesse milionarie. I due, per motivi di sicurezza, non potranno essere fisicamente in aula per tutta la durata del processo. Associazione per delinquere di stampo mafioso l'accusa che il procuratore aggiunto Michele Prestipino e i sostituti Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini contestano ad un cospicuo numero di imputati tra cui l'ex ad di Ama, Franco Panzironi, ritenuto da chi indaga una sorta di cerniera tra il mondo della politica e gli affari del clan quando a guidare l'amministrazione comunale era Gianni Alemanno. Tra i reati contestati agli imputati anche corruzione, usura, turbativa d'asta ed estorsione. Tra gli imputati anche Luca Odevaine, già membro del tavolo nazionale per l'immigrazione, l'ex capogruppo di Forza Italia alla Regione Lazio Luca Gramazio e l'ex presidente dell'assemblea capitolina Mirko Coratti. Dopo la prima udienza il processo si trasferirà nell'aula bunker di Rebibbia dove, secondo un primo calendario stilato dal presidente di sezione, Rosanna Ianniello, potrebbero andare in scena anche quattro udienze a settimana per un totale, fino a luglio, di 136 date. A Rebibbia il procedimento entrerà presto nel vivo con le audizioni dei primi testimoni. La lista stilata dalla procura comprende una sessantina di persone e, oltre alle forze dell'ordine, ci sono nomi eccellenti, indagati di peso ed ex politici di spicco. Si va da Roberto Grilli, il narcotrafficante che con le sue dichiarazioni al pm Cascini, nel 2012, ha dato il là alla maxi indagine su Carminati e soci, fino a Marco Mario Milanese. Quest'ultimo ex deputato di Forza Italia e consigliere politico dell'ex ministro Tremonti. Domenica 1 Novembre 2015, 15:45 - Ultimo aggiornamento: 3 Novembre

Mafia: Coldiretti, in Sicilia 1.148 le aziende confiscate

 (AGI) - Roma, 2 nov. - In Sicilia sono state confiscate alla criminalità organizzata ben 1.148 aziende nate spesso anche grazie alle attività di estorsione e racket nei confronti degli imprenditori onesti che sono stati costretti a lasciare l'attività. É quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla rivolta nei confronti dei soprusi degli imprenditori a Bagheria, sulla base dei dati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata al 30 settembre 2015. In Sicilia si trova ben il 36 per cento dei beni sequestrati e confiscati alla malavita che - sottolinea la Coldiretti - ha trovato terreno fertile per investire nelle attività economiche indebolite dalla crisi". "L'agroalimentare é un settore particolarmente colpito con il business dell'agromafia che ha raggiunto i 15,4 miliardi di euro nel 2014 secondo il rapporto elaborato da Coldiretti, Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare" e Eurispes. Attraverso furti di attrezzature e mezzi agricoli, abigeato, pizzo, imposizione di manodopera o di servizi di trasporto, guardiania alle aziende agricole o il racket si compromette - commenta la Coldiretti - la libertà di impresa e la libera concorrenza nel settore con passaggi di proprietà, rincari anomali e distorsioni commerciali. Con i classici strumenti dell'estorsione e dell'intimidazione le attività criminali impongono la vendita di determinate marche e determinati prodotti agli esercizi commerciali, che a volte, approfittando della crisi economica, arrivano a rilevare direttamente. Non solo si appropriano di vasti comparti dell'agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l'imprenditoria onesta, ma - conclude la Coldiretti - compromettono in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l'effetto indiretto di minare profondamente l'immagine dei prodotti italiani ed il valore del marchio Made in Italy". (AGI) .

 

Signer, il questore-antimafia: «Lavorerò insieme alla gente»

Alberto Parodi - Secolo XIX

Savona - Un questore di lotta e di governo e pure portafortuna. Infatti alla prima uscita ufficiale da questore allo stadio assiste alla clamorosa vittoria di un redivivo Savona che “mata” la capolista Pisa, imbattuta sino a quel momento. Giovanni Signer, 53 anni, è un questore presente, disponibile e pronto a comunicare, ma soprattutto “operativo”, vista la fresca esperienza da investigatore anti- mafia. Garantisce che il suo ufficio sarà aperto, pronto a ricevere i savonesi. E già il suo arrivo rappresenta un segnale allontanando le ipotesi di ridimensionamento e accorpamento con Imperia temute dai sindacati per i tagli governativi.

La Questura non chiude. «Io ci sono. La Questura che ho in mente è pronta al dialogo con la città e con i suoi abitanti, al loro servizio, con un questore tra la gente pronto a raccogliere segnalazioni e problemi». Ieri era il primo giorno di lavoro a Savona per il neo questore Giovanni Signer. Siciliano che deve il suo cognome a lontane origini svizzere, al primo incarico di capo della polizia in una provincia, dimostra subito il suo modo diretto, senza tanti fronzoli, di porsi nei confronti della città.

Senza tanti formalismi e cerimonie, dopo una ricognizione negli uffici e la deposizione di una corona ai caduti della polizia in occasione della festa di Ognissanti, è uscito dal suo ufficio e si è subito calato in città andando al “Bacigalupo”, accompagnato dal vicario Mariani con cui è stato insieme in Sicilia, per rendersi conto di persona della situazione e dei servizi di sicurezza in occasione della partita. Gara “delicata” per l’arrivo della tifoseria organizzata del Pisa allenato da Rino Gattuso. Sono arrivati a centinaia. Signer ha voluto testare di persona la macchina organizzativa della polizia.

E proprio l’avanstadio è l’occasione per una breve e veloce chiacchierata fuori dai rituali ingessati. E soprattutto per non nascondere un’importante tappa professionale -”una vicenda dolorosa”- risalente ai tempi in cui era a Catania. Quando era a capo della squadra mobile le indagini della sua squadra furono decisive per catturare chi uccise Filippo Raciti. «Conoscevo personalmente Raciti, mi stupii di come per diversi giorni riuscimmo ad andare avanti senza dormire. Avevamo una carica, una forza, una determinazione tale che riuscimmo a trovare chi lo uccise. Furono decisive le telecamere». Nel suo curriculum c’è la lotta alla mafia, la caccia a Provenzano protetto dagli anziani dei piccoli paesi: «Una mafia arcaica con affiliati messi “in sonno” come nella massoneria. Savona? Se anche qui c’è la criminalità organizzata sono pronto».

Seguiteci sui Social Media dell'Associazione

Pagina Facebook Manager WhiteList Pagina G+ Manager WhiteList Pagina Linkedin Manager WhiteList

Logo CNA Professioni

 Affiliato a 

 CNA Professioni