Lotta alle mafie, in Lombardia confiscati oltre 1.200 beni immobili

L'assessore Bordonali: «Siamo la quinta Regione italiana per numero di beni immobili sequestrati alla criminalità»

19 aprile 2016 - MILANO. «Il presidente Roberto Maroni ha dimostrato straordinaria determinazione nella lotta alle mafie quando ricopriva il ruolo di ministro dell’Interno e ora la sua azione prosegue in modo concreto anche adesso da governatore. Regione Lombardia nel 2015 ha approvato la Legge 17 che prevede (articolo 23) il conferimento di risorse per incentivare il recupero ai fini sociali e sostenere il riutilizzo da parte degli Enti locali di beni confiscati alla criminalità organizzata». Lo ha detto l’assessore regionale alla Sicurezza, Protezione civile e Immigrazione Simona Bordonali, intervenendo al convegno "Dall’impresa mafiosa all’impresa legale" che si è svolto la mattina di martedì 19 aprile a Palazzo Pirelli.

Case, ditte e terreni dei clan: in provincia 62 beni confiscati. Nel 2015 la provincia di Pavia al sesto posto in Lombardia, Vigevano e Portalbera i centri dove il fenomeno è più esteso. «La Lombardia è la quinta Regione italiana per numero di beni immobili confiscati alla criminalità, dopo Sicilia, Campania, Calabria, Puglia. Secondo i dati della "Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata" (Anbsc), cui spettano le competenze del sistema - ha continuato Bordonali - al 30 settembre 2015 risultano confiscati in Lombardia 1.266 immobili, vale a dire il 7,2 per cento del totale nazionale. Anche il numero delle aziende sequestrate è significativo: sempre stando ai dati dell’Anbsc le aziende confiscate sono 283 che fa della Lombardia la quinta regione per entità del fenomeno, dopo Sicilia, Campania e Calabria e Lazio. La maggior parte dei beni immobili confiscati si trova nella provincia di Milano dove maggiore è la presenza della criminalità organizzata».

L’attività di valorizzazione e restituzione alle collettività dei beni confiscati presenta purtroppo diversi aspetti critici: passaggi lunghi e  "farraginosi", varie competenze, progressiva svalutazione del patrimonio col tempo e sua rivalutazione prima del reinserimento nel mercato. La Regione Lombardia ha avanzato tre proposte sviluppate da un gruppo di lavoro dedicato.

Oltre 27mila beni confiscati: la mappa dell'Italia. Tra aziende, immobili e terreni ci sono 27mila beni confiscati in Italia. È il dato più recente, riferito al 31 dicembre 2015. Tesori confiscati alla criminalità organizzata, affidati o da affidare agli enti locali.

«In primo luogo - ha continuato Bordonali - intendiamo, in raccordo con la sede territoriale dell’Anbsc, realizzare un portale appoggiato al Sistema Informativo Territoriale che organizzi, aggiorni, renda fruibile e trasparente l’informazione sui beni immobili e le aziende confiscate presenti sul territorio regionale. Vogliamo poi farci promotori della sottoscrizione del Protocollo di intesa tra diversi soggetti coinvolti nella gestione e recupero sociale dei beni confiscati alla criminalità, riproponendo il protocollo sperimentale sottoscritto nel 2012 tra Tribunale di Milano, Regione Lombardia, Provincia di Milano, Camera di Commercio di Milano, Comune di Milano, Anbsc, Assolombarda».

Il protocollo di intesa sancirebbe l’avvio di un coordinamento per l’istruttoria e la gestione dei procedimenti relativi al sequestro e confisca dei beni alla criminalità. «Desideriamo infine - ha concluso Bordonali - creare un centro di competenze regionali sul tema dei beni confiscati che faccia da punto di riferimento a supporto dell’attività dell’Anbsc, dei piccoli Comuni e del mondo del terzo settore, degli amministratori giudiziari. Per quanto riguarda le aziende valuteremo la possibilità di adattare misure già collaudate per il rilancio delle imprese - Re start, servizio Raid - alla fattispecie delle aziende sequestrate»

"La mafia si è ormai insediata in Lombardia", Bindi a Milano lancia l'allarme sulla Sanità

Il presidente della commissione parlamentare non parla più di infiltrazioni. In vista delle elezioni avverte: "Vigilare su liste civiche e voto di scambio, soprattutto nei piccoli comuni"

FRANCO VANNI - 19 aprile 2016 - "Il concetto di infiltrazione mafiosa è superata. Si può parlare di veri e propri insediamenti mafiosi". Questo ha detto Rosy Bindi, presidente della commissione parlamentare Antimafia, al termine di due giorni di missione istituzionale a Milano. E ha lanciato un appello: "Le amministrazioni locali dei piccoli Comuni sono preda privilegiata delle mafie, dal momento che le si può controllare con poche centinaià di voti. In vista delle prossime elezioni amministrative, l'appello alla politica è quello di non cercare scorciatoie pericolose per vincere. Particolare attenzione sia data al proliferare delle liste civiche. Se si teme che le preferenze siano fattore di voto di scambio, avrebbe senso inserire le liste bloccate nelle amministrazioni locali, che sono le vere prede delle mafie, molto più che il parlamento nazionale. Il vero interesse mafioso si rivolge alle stazioni appaltanti locali".

La relazione di Rosy Bindi si è tenuta in prefettura, alla presenza del prefetto Alessandro Marangoni. Nel corso dei due giorni di visite in città, Bindi ha avuto modo di incontrare i rettori delle università milanesi e Ilda Boccassini, procuratore aggiunto a capo della Direzione distrettuale antimafia presso il Tribunale di Milano. Un'occasione per lanciare un allarme: "La crisi ha facilitato mafia e 'ndrangheta, creando nuove complicità con il mondo economico ed estesi spazi di omertà. Ne ho parlato con Boccassini, con particolare riferimento ai rapporti fra criminalità organizzata e mondo della sanità, dove la presenza mafiosa è purtroppo importante", ha detto Bindi. Ma si è anche complimentata per il fatto che "in occasione di Expo, le istituzioni hanno sperimentato un modello efficace di contrasto alle realtà mafiose. Una lezione di cui si dovrà fare tesoro, anche nel dopo-Expo".

In riferimento ai controlli antimafia nella fase di smantellamento dell'area Expo, il prefetto Marangoni ha spiegato come "il 31 dicembre scorso, le due piattaforme informatiche di controllo e certificazione antimafia per le società coinvolte in Expo sono state disattivate, alla scadenza del contratto. Ma le informazioni restano accessibili e le stiamo utilizzando per verificare che non vi siano infiltrazione mafiose nemmeno nelle operazioni di smantellamento. È chiaro che se Expo spa ci avesse consentito di utilizzare le piattaforme più a lungo, saremmo stati agevolati".

Per Claudio Fava, deputato di Sinistra italiana, "per le organizzazioni mafiose la sanità costituisce un terreno fertile e un capitale sociale. Altro terreno pericoloso è quello dell'evasione fiscale, reato-spia tipico di situazioni inquinate dalla presenza mafiosa". Francesco D'Uva, del Movimento 5 Stelle, dice: "Nelle regioni meridionali il problema mafioso resta più forte e arriva poi a coinvolgere tutto il territorio italiano".

Al  termine della sua relazione, Bindi ha annunciato: "Faremo un censimento assieme alla conferenza dei rettori di tutte le realtà universitarie che in Italia studiano il fenomeno mafioso". Da questa collaborazione nascerà "un ampio protocollo di collaborazione a livello nazionale, con il coinvolgimento del ministero dell'Istruzione". È la terza volta che la commissione fa visita a Milano dall'inizio della legislatura.

Mafia, Lombardia prima regione del Nord per beni confiscati

19/04/2016 - La Lombardia è la prima regione del nord per numero di beni confiscati alla criminalità organizzata: 1300 immobili sul territorio regionale. I dati sono stati ricordati durante la Conferenza nazionale del Progetto europeo Icaro che si è tenuta oggi a Palazzo Pirelli. Lo studio, che si pone l’obiettivo di individuare metodi e politiche per favorire il passaggio dall’impresa mafiosa a quella legale, è finanziato con fondi europei ma si avvale del contributo e la partecipazione di partner privati tra i quali l’associazione di Enti locali Avviso Pubblico, Arci Milano, Università di Milano, Cgil e Associazione Sao.

Il Presidente del consiglio regionale Raffaele Cattaneo ha sottolineato l’impegno del Consiglio Regionale e della Giunta nel sostegno agli enti locali e ha ricordato che la Lombardia è stata la prima Regione a fare una legge per il contrasto alle mafie e l’educazione alla legalità.

“Dobbiamo contrastare la presenza della criminalità organizzata nell'economia- ha detto il Presidente del Consiglio regionale - Sappiamo che le mafie si basano sull’occupazione del territorio. Quasi 1300 sono i beni confiscati nella nostra Regione, fra cui 300 aziende, dati che indicano una presenza reale che non possiamo non contrastare. Dobbiamo mostrare che la gestione pubblica di questi beni è migliore di quella della criminalità organizzata. Errore grave sarebbe manifestare il contrario ossia che un'azienda funzionava meglio quando era fuori dalla legalità”.

“L’evento di oggi – ha detto il presidente della Commissione Speciale Antimafia Gianantonio Girelli - è emblematico del fatto che Istituzioni pubbliche e privato sociale, se impegnati insieme nella lotta alle mafie, sono in grado di liberare le migliori energie necessarie per ottenere risultati importanti nell’azione di contrasto. In particolare e soprattutto nell'utilizzo dei beni confiscati, vero terreno su cui dimostrare alla mafia che lo Stato è più forte. Le nostre azioni devono essere improntate ad aumentare la consapevolezza nella società e fra i cittadini che fare fronte comune serve a contrastare con efficacia ogni forma di criminalità”.

Beni confiscati alle mafie: Bergamo seconda in Lombardia con 300 immobili

Allarmante il dato della provincia di Bergamo. Lo ha reso noto la Regione Lombardia in occasione del convegno 'Dall'impresa mafiosa all'impresa legale'

di Mauro Paloschi - 19 aprile 2016 - Sequestri beni della mafia. La provincia di Bergamo seconda in Lombardia per numero di beni confiscati alle mafie. Il dato è stato reso noto dalla Regione Lombardia in occasione del convegno ‘Dall’impresa mafiosa all’impresa legale’ che si è svolto a Palazzo Pirelli.

 “La Lombardia è la quinta Regione italiana per numero di beni immobili confiscati alla criminalità, dopo Sicilia, Campania, Calabria, Puglia. Secondo i dati della ‘Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata’ (ANBSC), cui spettano le competenze del sistema – ha  spiegato l’assessore regionale alla Sicurezza, Protezione civile e Immigrazione Simona Bordonali – al 30 settembre 2015 risultano confiscati in Lombardia 1.266 immobili, vale a dire il 7,2 per cento del totale nazionale. Anche il numero delle aziende sequestrate è significativo: sempre stando ai dati dell’ANBSC le aziende confiscate sono 283 che fa delle Lombardia la quinta regione per entità del fenomeno, dopo Sicilia, Campania e Calabria e Lazio. La maggior parte dei beni immobili confiscati si trova nella provincia di Milano dove maggiore è la presenza della criminalità organizzata”.

L’attività di valorizzazione e restituzione alle collettività dei beni confiscati presenta purtroppo diversi aspetti critici: passaggi lunghi e ‘farraginosi’, varie competenze, progressiva svalutazione del patrimonio col tempo e sua rivalutazione prima del reinserimento nel mercato.

I DATI IN SINTESI – La situazione in Italia e in Lombardia (dati aggiornati a settembre 2015)

  • 17.577 beni immobili confiscati in Italia di cui 1.266 immobili in Lombardia: 7,2% del totale nazionale
  • Lombardia è la quinta regione italiana per numero di beni immobili confiscati dopo Sicilia, Campania, Calabria e Puglia
  • 2.187 aziende confiscate in Italia di cui 283 in Lombardia
  • La Lombardia è la quinta regione italiana per numero di aziende confiscate dopo Sicilia, Campania, Calabria e Lazio

Beni confiscati alla criminalità: Milano 776, Bergamo 300, Brescia 114, Varese 80, Monza e Brianza 68, Como 60, Pavia 58, Lecco 41, Cremona 20, Lodi 13, Mantova 11, Sondrio 4 -- Totale 1.275

“Il presidente Roberto Maroni ha dimostrato straordinaria determinazione nella lotta alle mafie quando ricopriva il ruolo di ministro dell’Interno e ora la sua azione prosegue in modo concreto anche da governatore. Regione Lombardia nel 2015 ha approvato la Legge 17 che prevede (articolo 23) il conferimento di risorse per incentivare il recupero ai fini sociali e sostenere il riutilizzo da parte degli Enti locali di beni confiscati alla criminalità organizzata”, ha proseguito l’assessore Bordonali.

La Regione Lombardia ha avanzato tre proposte sviluppate da un gruppo di lavoro dedicato. “In primo luogo – ha spiegato Bordonali – intendiamo, in raccordo con la sede territoriale dell’ANBSC, realizzare un portale appoggiato al Sistema Informativo Territoriale che organizzi, aggiorni, renda fruibile e trasparente l’informazione sui beni immobili e le aziende confiscate presenti sul territorio regionale. Vogliamo poi farci promotori della sottoscrizione del Protocollo di intesa tra diversi soggetti coinvolti nella gestione e recupero sociale dei beni confiscati alla criminalità, riproponendo il protocollo sperimentale sottoscritto nel 2012 tra Tribunale di Milano, Regione Lombardia, Provincia di Milano, Camera di Commercio di Milano, Comune di Milano, ANBSC, Assolombarda”.

Il protocollo di intesa sancirebbe l’avvio di un coordinamento per l’istruttoria e la gestione dei procedimenti relativi al sequestro e confisca dei beni alla criminalità. “Desideriamo infine – ha concluso Bordonali – creare un centro di competenze regionali sul tema dei beni confiscati che faccia da punto di riferimento a supporto dell’attività dell’ANBSC, dei piccoli Comuni e del mondo del terzo settore, degli amministratori giudiziari. Per quanto riguarda le aziende valuteremo la possibilità di adattare misure già collaudate per il rilancio delle imprese – Re start, servizio RAID – alla fattispecie delle aziende sequestrate”.

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