Giorgio Pagliari: Via a iter ddl su beni confiscati

21 aprile 2016 - “Oggi è stato avviato l’iter di approvazione di un disegno di legge di primario rilievo, contenente modifiche del codice antimafia e il ridisegno della disciplina delle imprese e dei beni sequestrati alla malavita organizzata”. Lo dichiara il senatore del Pd Giorgio Pagliari relatore del provvedimento.

“Si tratta di un provvedimento di estrema complessità – spiega – che riguarda  l’amministrazione dei beni e delle imprese sequestrate e confiscate, gli strumenti di supporto anche finanziario per le aziende, la destinazione finale dei beni confiscati, le modifiche alla legge fallimentare, la ridefinizione delle funzioni dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione degli stessi beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, la disciplina delle incompatibilità per gli amministratori giudiziari e i curatori fallimentari, nonché la tutela del lavoro nelle imprese sottratte alle mafie”.

“È l’incarico più delicato della mia esperienza parlamentare soprattutto per la materia trattata – ha commentato Pagliari -. È un’occasione per dare un contributo, sia pure modesto, alla battaglia contro la malavita organizzata. Pur sentendo tutto il peso della responsabilità, mi sento onorato più che mai nel giorno in cui la mia terra – l’Emilia-Romagna – conosce l’onta di un Comune sciolto per mafia”.

Mafia, Carabinieri Trapani sequestrano beni per otto milioni a imprenditori

I provvedimenti riguardano cinque società e 27 beni immobili

22/04/2016 - Un duro colpo al patrimonio riconducibile alla famiglia mafiosa di Alcamo (Trapani) è stato inferto dai Carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Trapani, guidati dal colonnello Stefano Russo, che questa mattina hanno dato esecuzione al sequestro emesso dal Tribunale di Trapani a carico degli imprenditori alcamesi Francesco, Nicolò e Leonardo Coppola, e del loro prestanome Gaetano Manno indagati nell’ambito dell’operazione “Alqamah” per intestazione fittizia di beni. Sequestrati beni per otto milioni di euro. Il sigillo è stato posto a cinque società, 27 beni immobili e diverse autovetture. I provvedimenti ablativi, richiesti dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo, hanno interessato la provincia di Trapani, ed in particolare i comuni di Alcamo e Salemi, colpendo l’ingente patrimonio accumulato dai predetti, per un valore complessivo di 8 milioni di euro. L’intervento scaturisce da un’articolata attività investigativa avviata nel maggio 2011 dall’Arma di Trapani, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo e finalizzata alla disarticolazione della Famiglia Mafiosa di Alcamo. "L’indagine aveva documentato l’ingerenza nel tessuto economico-sociale di imprese intestate a prestanome, di fatto riconducibili a soggetti condannati, con sentenze passate in giudicato, per associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni", dicono gli investigatori.

"L’indagine patrimoniale ha messo in evidenza come Nicolò Coppola, già sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di p.s. dal 2007 al 2009, si sia avvalso dei familiari più stretti (il padre Francesco ed il fratello Leonardo) e di Gaetano Manno (già deferito per associazione di tipo mafioso nell’ambito dell’operazione “bagolino”, insieme con Antonino Bonura, reggente della “famiglia” di Alcamo) per intestare loro le quote della neo costituita trasport scavi s.r.l.", dicono ancora i Carabinieri. "Quest’ultima, veniva istituita ad hoc per eseguire diverse opere di edilizia, sia privata come il parco eolico di Alcamo e Partinico, realizzato grazie ai rapporti con l’imprenditore mafioso Angelo Salvatore che pubblica come i lavori relativi alla sistemazione della strada provinciale 47 Alcamo Castellammare del golfo, godendo della protezione e dell’apporto favorevole dell’organizzazione mafiosa".

In questo ambito, gli accertamenti di natura economico-finanziaria hanno permesso di "documentare un’articolata serie di cessioni e passaggi di quote che hanno consentito a Nicolò Coppola di continuare ad operare nel settore edile, ricavando profitti che altrimenti gli sarebbero stati preclusi dalle numerose limitazioni derivanti dall’applicazione delle misure di prevenzione personale e patrimoniale già irrogate a suo carico".

Gli accertamenti bancari hanno "costituito elemento di riscontro per procedere al sequestro della l.c.s. s.r.l., ulteriore società edile costituita da Francesco Coppola e da Gaetano Manno, per aggiudicarsi, in regime d’urgenza, i lavori per la messa in sicurezza relativa alla discarica di Contrada Vallone Monaco di Alcamo; consentito di verificare la natura fittizia di un atto stipulato da Gaetano Manno ed il fratello Saverio, in relazione alla compravendita di una palazzina ubicata al centro di Alcamo, realizzata abusivamente negli anni ’90 dal Manno", dicono gli investigatori. Il sequestro, ha avuto per oggetto 5 società (tra cui 3 imprese individuali), 27 beni immobili, 8 autoveicoli e 43 rapporti bancari-polizze assicurative.

Mafia, sequestro da otto milioni a imprenditori di Alcamo

Un duro colpo al patrimonio riconducibile alla famiglia mafiosa di Alcamo e' stato inferto dai Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Trapani, che hanno sequestrato beni per 8 milioni agli imprenditori alcamesi Francesco, Nicolo' e Leonardo Coppola, e al loro prestanome Gaetano Manno indagati nell'ambito dell'operazione "Alqamah" per intestazione fittizia di beni. Il provvedimento, disposto dal Tribunale di Trapani su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Palermo, ha interessato la provincia di Trapani, ed in particolare i comuni di Alcamo e Salemi. L'indagine aveva documentato l'ingerenza nel tessuto economico-sociale di imprese intestate a prestanome, di fatto riconducibili a soggetti condannati, con sentenze passate in giudicato, per associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni.

Siracusa, Operazione "Kronos": "inferto un duro colpo ai vertici della mafia locale"

21 Aprile 2016 - Omicidi, pizzo e armi. Una guerra di mafia con la preparazione di attentati in grande stile e l’utilizzo di kalashnikov. Questo lo scenario pronto a esplodere e fermato dall’operazione “Kronos” dei carabinieri del Ros e dei comandi provinciali di Catania, Siracusa, Ragusa e Enna. Un duro colpo inferto ai vertici della mafia locale, che opera soprattutto nella zona nord della provincia, a stretto contatto con i Santapaola.

In particolare le indagini, che hanno consentito di accertare le responsabilita’ in riferimento anche a un duplice omicidio commesso a Raddusa (Catania), hanno documentato numerosi incontri tra gli esponenti di vertice di cosa nostra della famiglia calatina, dei “Santapaola” e del clan “Nardo” di Lentini (Siracusa), volti all’individuazione del rappresentante provinciale di Catania e alla gestione condivisa delle estorsioni sugli appalti pubblici e sui lavori privati.

Quattro le persone poste in stato di fermo nel territorio siracusano. Si tratta di Pippo Floridia, classe 1956 di Lentini, Rosario Bontempo Scavo, classe 1988 di Francofonte, Antonino Gali.

Catania – Arrestati i reggenti di tre clan mafiosi della Sicilia Orientale per evitare una guerra di mafia

 (Ansa)Catania, 21 aprile 2016 -  Il fermo dei reggenti di tre clan legati a Cosa Nostra è l’avere evitato una guerra di mafia che stava per esplodere. Sono gli obiettivi che la Procura di Catania ritiene di avere raggiunto con l’operazione Kronos dei Carabinieri del Ros di Catania, che hanno fermato 28 persone indagate a vario titolo per associazione mafiosa, duplice omicidio e detenzione illegale di armi.

Tra i destinatari del provvedimento anche Francesco Santapaola, 37 anni, figlio di Salvatore, quest’ultimo cugino del capo mafia Benedetto. Secondo la Dda della Procura di Catania era lui l’attuale reggente della famiglia Santapaola-Ercolano. Tra i fermati anche Salvatore Seminara, 70 anni, ritenuto il reggente della famiglia di Caltagirone, e Pippo Floridia, di 60 anni, che la Procura colloca ai vertici del clan Nardo di Lentini.

   ‘Se abbaia la cagnolina suona la chitarra…”. Così un ‘pezzo da novanta’ di un clan legato a Cosa nostra parla con i suoi mentre sparano in campagna e oliano pistole e fucili. Il sottinteso è chiaro in Sicilia: ‘se loro si muovono, noi spariamo…”. Non lascia spazio a dubbi l’intercettazione dei carabinieri del Ros agli atti dell’inchiesta Kronos della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catania culminata con 28 fermi di appartenenti a tre ‘famiglie’ alleate, ma che avevano dei contrasti per questioni economiche: la lucrosa e redditizia ‘messa a posto’ degli appalti e dei cantieri, come quelli dell’eolico.

Le intercettazioni dei carabinieri del Ros rivelano le dinamiche interne ai tre gruppi che risultano in magmatica evoluzione. A fomentare i contrasti le operazioni delle forze dell’ordine e della magistratura che portano in carcere vertici e gregari dei clan, con i reggenti pro tempore che non amano fare passi indietro e con altri gruppi alleati che approfittano dell’assenza del boss riconosciuto per invadere il suo territorio. 

Così tre gruppi amici e alleati come le famiglie Santapaola-Ercolano, quella di Caltagirone e dei Nardo di Lentini si trovano seduti a trattare per trovare accordi e una pace che i vecchi boss vogliono a tutti i costi, per fare restare gli affari della mafia sotto traccia. Uno di loro contesta anche gli ‘inchini’: “a che servono questi pennacchi? A fare muovere società civile e l’interesse dei media…”.

Ma la mediazione fallisce il 4 aprile scorso con un tentativo di agguato nei confronti di Giovanni Pappalardo e Salvatore Di Benedetto, che non accettavano di fare un passo indietro dopo la scarcerazione di Alfonso Fiammetta. Le due vittime ritengono che tra i mandanti ci sia Francesco Santapaola, reggente dell’omonimo clan, e non dormono più a casa. Le intercettazioni dei Carabinieri del Ros dimostrerebbero che stava per scattare una rappresaglia che avrebbe dato luogo ad una sanguinosa faida interna a Cosa Nostra. Per questo, hanno spiegato il procuratore Michelangelo Patanè e i sostituti Antonino Fanara e Agata Santonocito, si è deciso di intervenire d’urgenza con dei fermi.

L’inchiesta ha fatto luce anche su un duplice omicidio avvenuto il 5 aprile del 2015 a Raddusa: Salvatore Cutrona e Giovanni Turrisi sarebbero stati assassinati nell’ambito di una ‘pulizia interna’ allo stesso clan

Sono state fermate tutte le 28 persone, ritenute appartenenti a tre clan di Cosa nostra, destinatarie del provvedimento restrittivo emesso dalla Dda della Procura etnea nell’ambito delle indagini dell’operazione Kronos portata a termine dai carabinieri del Ros e dei comandi provinciali di Catania, Siracusa, Ragusa e Enna.

Farebbero parte del clan Santapaola-Ercolano: il reggente Francesco Santapaola, 37 anni, Francesco Amantea, 46, Giuseppe Mirenna, 64, Alfonso Fiammetta, 44, Silvio Giorgio Corra, 32, Pierpaolo Di Gaetano, 37, Francesco Pinto, 41, Giovanni Pinto, 40, Vito Romeo, 40.

Della famiglia di Caltagirone: il reggente Salvatore Seminara, 70 anni, Febronio Oliva, 55, Cosimo Davide Ferlito, 45, Carmelo Oliva, 43, Benito Brundo, 35, Salvatore Di Benedetto, 50, Angelo Giglio Spampinato, 48, Liborio Palacino, 53, Giovanni Pappalardo, 42, Gaetano Antonio Parlacino, 49, Salvatore Russo, 42, Giuseppe Simonte, 36, Rino Simonte, 29, Giuseppe Tangora, 47.

Del clan Nardo di Lentini: Rosario Bontempo Scavo, 28 anni, Rosario Di Pietro, 39, Pippo Floridia, 60, Antonino Galioto, 52, e Paolo Giovanni Galioto, 64.

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