“Anche grazie a Pappalardo la mafia non governa piu’…”

23 aprile 2016 - “Ai tempi in cui il cardinale Pappalardo era arcivescovo di Palermo la mafia governava Palermo, il sindaco era amico dei boss mafiosi e boss egli stesso. Come Vito Ciancimino che era sindaco nel momento in cui Salvatore Pappalardo divenne cardinale della nostra citta’.

Oggi credo che si possa affermare che la mafia non governa Palermo e i palermitani e che questo lo si deve anche all’impegno di quanti, come il cardinale Pappalardo, hanno cercato di affermare i principi della legalita’ In quei tempi, chi parlava di contrasto alla mafia anche dentro alla Chiesa era considerato anomalo e isolato. La stessa cosa accadde a Pappalardo”.

Lo dice il sindaco di Palermo Leoluca Orlando che ha partecipato alla presentazione del volume che raccoglie i messaggi e i discorsi del cardinale Salvatore Pappalardo, dal titolo “Sul cammino della verita’”.

“Oggi credo che questo non accada piu’ nella Chiesa, come non accade piu’ nei palazzi della giustizia e della politica. A quell’epoca invece – aggiunge – quei sindaci, quei preti e cardinali, quei magistrati che parlavano di antimafia venivano isolati: se oggi non e’ piu’ cosi’ lo dobbiamo a chi, come il cardinale Pappalardo, ha fatto scoppiare le contraddizioni della Chiesa al suo interno e a chi ha fatto lo stesso con nel mondo della politica”.

Gara CUP, presunte infiltrazioni di Mafia Capitale

Gara Cup, Maritato, AssoTutela: danno alla collettività di 3 milioni. Appalto milionario bloccato: turbativa d’asta con presunte infiltrazioni di Mafia Capitale.

“Mancati risparmi e notevoli spese sostenute. Anche questo è il nefasto risultato dell’appalto regionale multimilionario bandito nel 2014 per il cup, il servizio di prestazioni sanitarie della Regione Lazio sospeso dalla magistratura, con indagati eccellenti”. Lo dichiara il presidente di AssoTutela candidato sindaco di Roma Michel Emi Maritato che spiega: “La Regione Lazio, costituendosi parte civile, potrebbe chiedere agli indagati di rifondere 2 milioni e 965 mila euro, la cifra indicata dal pubblico ministero come stima dei mancati risparmi, in seguito all’annullamento della gara per una offerta anomala.

Così – accusa Maritato – la consorteria dei Buzzi e di coloro che potrebbero aver favorito le mire del re delle coop sul corposo appalto, se fosse dimostrata la loro responsabilità nei tre gradi di giudizio, dovrebbero risarcire l’ente territoriale ma con quali risorse? Ė ipotizzabile che Luca Gramazio, Maurizio Venafro, Angelo Scozzafava e lo stesso Salvatore Buzzi ripaghino la collettività per il presunto danno arrecato? Ci sembra altamente improbabile e non vorremmo che, ancora una volta, fossero i cittadini a pagare per i danni loro arrecati dai comitati d’affari che pullulano nelle nostre istituzioni”, conclude Maritato.

Di Matteo: "La politica è incapace di colpire i corrotti, troppi attacchi ai pm"

Il titolare dell’inchiesta sulla trattativa Stato mafia: " Tutti gli sforzi vengono vanificati dal sistema della prescrizione che andrebbe riformato"

SALVO PALAZZOLO - 24 aprile 2016 - PALERMO. "Mafia e corruzione sono ormai facce della stessa medaglia - dice Nino Di Matteo - ma mentre i boss sono adeguatamente puniti, i corrotti che vanno a braccetto con i padrini sono garantiti da una sostanziale impunità dalla politica". Il pubblico ministero del processo Stato-mafia riprende le parole di Piercamillo Davigo sui politici che "continuano a rubare e non si vergognano", sulle difficoltà nelle indagini. Le definisce: "Parole chiare, coraggiose, la stragrande maggioranza dei magistrati la pensa così". E rilancia: "Nei pochi casi in cui si riesce ad acquisire la prova di quei fatti di reato, tutti gli sforzi vengono mortificati dal sistema della prescrizione, che non si riesce a riformare".

Perché, secondo lei? "Probabilmente, una parte della politica trova conveniente l'eventualità di continuare a utilizzare la prescrizione come un comodo rifugio rispetto alla responsabilità dei delinquenti dal colletto bianco".

Si è già riaperto un conflitto fra politica e magistratura? "Non c'è stata e non c'è una guerra fra politica e magistratura. Una guerra evoca volontà e azione bilaterali. Piuttosto, negli ultimi 30 anni, con sfumature e governi di colore diverso, c'è stata un'offensiva organizzata, costante e abilmente condotta di una parte della politica contro una parte della magistratura, quella che si ispira esclusivamente al principio dell'eguaglianza di tutti innanzi alla legge".

La politica critica i magistrati per certi processi che si concludono con un nulla di fatto. Perché le sembra un fatto anomalo?

"Tante assoluzioni o archiviazioni riguardanti esponenti politici fanno riferimento a rapporti accertati con mafiosi, dunque a dei fatti, che però non sono diventati reato. E la politica cosa fa? Si è dimostrata del tutto incapace di reagire, punendo con meccanismi di responsabilità interna coloro che cercano i mafiosi. È molto più facile attaccare i magistrati".

La politica invoca le sentenze definitive. "Questo non può essere un alibi. A prescindere dall'eventuale configurabilità di un reato, certe frequentazioni fra mafia e politica sono evidenti, e la politica ancora oggi non sa o non vuole capire. Non è un caso che negli ultimi dodici anni due presidenti della Regione Siciliana siano stati processati per mafia".

Per colpire il voto di scambio politico mafioso, la politica ha avviato la riforma dell'articolo 416 ter.

"Considero quella riforma un'occasione persa. Le pene per il voto di scambio sono molto più basse di quelle previste per l'associazione mafiosa. Non si vuole capire la gravità estrema del patto elettorale mafioso. Ritengo che la nuova norma sia stata formulata male, con aspetti di equivocità".

C'è stato già qualche banco di prova? "Di recente è stato assolto un politico siciliano che era stato invece condannato per voto di scambio sotto il vigore della vecchia legge".

Su cosa si potrebbe riaprire un tavolo di dialogo fra magistratura e politica per le riforme?

"Per prima cosa, la politica dovrebbe recuperare il messaggio di Pio La Torre, il segretario del Pci ucciso dalla mafia, e ispirarsi alla sua capacità di denunciare le collusioni del potere prima ancora delle inchieste della magistratura".

Lotta alla 'ndrangheta, Gratteri parla all'Unical  «La partita è in pareggio, la politica deve muoversi»

23 Aprile 2016 - Il neo procuratore di Catanzaro si è confrontato con gli studenti di un Master in Intelligence: «Strutture confiscate alla mafia, costruite in zone sismiche, non possono diventare scuole»

RENDE (COSENZA) - «Fanno più paura quattro terroristi che non diecimila 'ndranghetisti. Questo perché gli 'ndranghetisti convivono con la società e le istituzioni. Due terroristi terrorizzano un intero popolo. Il terrorismo è sempre sopravvalutato».

Lo ha detto Nicola Gratteri, nominato procuratore di Catanzaro, parlando agli studenti del Master in Intelligence organizzato all’Università della Calabria da Mario Caligiuri, docente dell’ateneo. «Non sono un esperto di terrorismo - ha detto ancora Gratteri - ma so per certo che ho più problemi a lavorare con la polizia belga che con la polizia sudamericana, perché l’Europea è una comunità bancaria, è unita solo da una moneta, dal punto di vista della sicurezza è un encefalogramma piatto. Secondo me la criminalità organizzata, la 'ndrangheta non ha interessi ad avere a che fare con il terrorismo, piuttosto, sfrutta il fatto che le forze dell’ordine si concentrano su altro».

«A mio giudizio stiamo solo pareggiando la partita contro la 'ndrangheta, non vincendo, perché la presenza di una mafia sul territorio non si capisce dalle denunce, ma dagli umori dei commercianti - ha spiegato ancora Gratteri - in questi ultimi anni lo Stato sembra stia avendo grossi successi nei confronti della lotta alla mafia e in particolare della 'ndrangheta, ma io che ci lavoro dal di dentro non riesco a dirvi che stiamo vincendo la battaglia. Non perché sono pessimista ma perché è importante che tutti abbiano la consapevolezza di cosa siano le mafie e che potere hanno».

Difficile anche il rapporto con la politica: «Abbiamo proposto una riforma del sistema - ha aggiunto il neo procuratore di Catanzaro - ma rimane da chiedersi perché la riforma non venga discussa. Abbiamo modificato tutta la parte sull'agenzia dei beni confiscati che, secondo noi deve stare a Roma, perché deve interagire on-line con tutti i ministeri e si deve insediare presso la sede del Consiglio dei Ministri. Deve essere presieduta da un manager, che capisce di economia e il sequestro deve essere gestito da una sezione specializzata del tribunale, in modo che siano sempre dei giudici a seguire il percorso di quel bene, dalla confisca all’assegnazione. Il valore del bene, poi, va tutelato e per questo assegnato prima che si degradi. Servono tante e piccole modifiche normative, che abbiamo già proposto. Qualsiasi modifica, però, non deve intaccare il livello di garanzia dell’imputato, perché in nessun caso un assassino o un mafioso deve poter fare la parte della vittima. Le modifiche devono servire a far diventare non conveniente delinquere».

Altre questioni: «Basta con caserme intitolate a Falcone o Borsellino. Falcone in vita era combattuto. Poi un miracolo, giovani nati decenni dopo la sua morte, parlano di lui, e di Borsellino, questo vuol dire che c'è una fetta di società che ha il senso della giustizia. Allora, tutti i corvi devono cavalcare l’onda e cominciano a intitolare qualsiasi cosa a Falcone e Borsellino».

E poi: «I palazzi della mafia - ha aggiunto Gratteri - costruiti in zone sismiche, con materiali depotenziati, non possono diventare scuole o caserme, dobbiamo abbatterli e costruire strutture sicure. Bisognerebbe investire nella scuola e istituire il tempo pieno. Le associazioni antimafia sono diventate business. Gente che non ha mai lavorato, sta vicino ad un magistrato per qualche tempo, poi va nelle scuole e la sua diventa una professione. Ho sempre detto alle istituzioni di prendere i soldi che dovrebbero dare ai progetti antimafia, metterli insieme e fare il doposcuola. Questa è la vera antimafia, sottrarre i ragazzi alla criminalità».

Seguiteci sui Social Media dell'Associazione

Pagina Facebook Manager WhiteList Pagina G+ Manager WhiteList Pagina Linkedin Manager WhiteList

Logo CNA Professioni

 Affiliato a 

 CNA Professioni