Marco Benanti Mag 17, 2016

Catania – “La LARA non si tocca. La legalità e lo Stato debbono essere più vantaggiose del malaffare. Il 26 maggio, rappresenteremo le ragioni dei lavoratori al Vicepresidente della Commissione Antimafia, On. Fava.” Così esordisce una nota sindacale, a firma del segretario generale della Confali (Confederazione Autonoma Lavoratori Indipendenti) Maurizio Grosso. La vicenda di cui abbiamo scritto fino a ieri, spiegando quanto accaduto in occasione dell’incontro in Prefettura, conosce ulteriori sviluppi.

“La vertenza LA.RA –sostiene Grosso- non è un problema che può continuare ad essere affrontato in maniera ordinaria, come la CGIL, davanti al Prefetto di Catania, oggi, ha dichiarato di voler continuare a fare.

Vero è che è un problema di stipendi non percepiti dai lavoratori, ma è altrettanto vero che ci si muove dentro un meccanismo più generale e complesso che subdolamente agisce per smantellare l’Azienda medesima.” Insomma, finalmente, qualcuno parla chiaro: si vuole “smantellare” la ‘Lara srl’ ”.

Continua Grosso: “La LARA infatti, è una azienda confiscata alla mafia fin dal 2000 e da allora, è gestita dall’agenzia nazionale dei beni confiscati alla mafia. Quest’azienda ha rappresentato, storicamente, un’eccellenza nel settore dell’impiantistica, nonostante, ad un certo punto della sua vita, abbia deciso di diversificare le proprie attività, in maniera da essere concorrenziale con le sfide del mercato.

La diversificazione delle attività che avrebbero consentito l’acquisizione significativa di commesse, per un motivo o per un altro, ha cozzato con dinieghi vari, diretti o indiretti, da parte dell’agenzia antimafia (dalla revoca dell’assegnazione di terreni su cui praticare un importante progetto di sviluppo e lavoro alla revoca di una commessa per lavorare alla realizzazione dei parcheggi di viale Raffaello Sanzio, ecc).”

Non solo: “come se ciò non bastasse, alla LARA, da 3 anni, non vengono approvati i bilanci e le commesse che arrivano sono anche sottocosto. Dentro questo quadro, è fin troppo ovvio che non ci troviamo dinnanzi ad una ‘vertenza classica’ dove il datore di lavoro non vuole pagare gli stipendi poiché è cattivo. Qui il problema è un altro e va ricercato a monte. L’agenzia dei beni confiscati alla mafia, con a capo il Prefetto Postiglione ci devono dire la verità: ci devono spiegare se vogliono far vivere l’azienda o vogliono smantellarla come appare.”

Allora, il segretario della Confali si rivolge alle istituzioni: “l’agenzia ci deve spiegare perchè il Prefetto Postiglione, in sede di Prefettura di Catania, nel marzo scorso, ha dichiarato che avrebbe aiutato la LARA attraverso l’assegnazione di commesse e l’attingimento ad un fondo speciale per essere poi smentito, una ventina di giorni dopo, dall’amministratore della LARA, Dott. Bonomo che ci ha rappresentato la necessità di predisporre un piano di licenziamenti.

Il Prefetto Postiglione ci deve poi spiegare perchè non ci ha raccontato, in quella riunione in Prefettura (posto che lo sapesse) che il tribunale penale di Catania, nel febbraio scorso, ha riassegnato il 50% della LARA al figlio del mafioso a cui era stata, a suo tempo, confiscata. Ci dovrebbe ancora raccontare perchè l’agenzia non si è opposta impugnando la sentenza.

CONFALI, assieme ad una delegazione di lavoratori, giorno 26 maggio, a Roma, incontrerà il Vicepresidente della Commissione Nazionale Antimafia, On. Claudio Fava per rappresentargli, carte alla mano, come stanno le cose in maniera che possa coinvolgere la commissione antimafia.

Noi vogliamo che la LARA torni ad incarnare i fasti del recente passato poiché siamo convinti che la legalità e lo Stato, sono più vantaggiosi del malaffare.”

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