LiveSicilia - 20 dicembre 2016- PALERMO - Per un mese avevano messo le mani su un sub appalto da 400 mila euro nel cantiere per il nuovo ospedale di Mazara del Vallo. Poi, per la Mestre srl dei fratelli Carlo e Giuseppe Loretta arrivò prima la revoca della commessa parte dell'Asp e infine lo stop per via dell'interdittiva della prefettura di Trapani. I due fratelli da alcune ore sono finiti in carcere.

Ad aggiudicarsi la gara per l'ammodernamento dell'Abele Ajello era stata la Cmc di Ravenna, colosso del mondo cooperativo. I Loretta, dicono gli investigatori della Squadra mobile, avrebbero sfruttato la loro presunta appartenenza a Cosa nostra per aggiudicarsi i lavori di sbancamento e smaltimento del materiale di risulta. Era il novembre del 2013. Pochi giorni dopo finiva in carcere Lorenzo Cimarosa, cugino di Matteo Messina Denaro, che avrebbe scelto la strada della collaborazione con i pm di Palermo Teresa Principato, Gianluca De Leo, Paolo Guido e Carlo Marzella. Tra le cose che ha raccontato c'era l'interesse della mafia per la costruzione del parco eolico Vento di Vino. Anche allora saltava fuori la presenza della Mestre.

In una sorta di resoconto dei lavori in corso Carlo Loretta spiegava all'anziano boss mazarese Vito Gondola che “poi la settimana scorsa hanno telefonato questi dell’ospedale… hanno telefonato per il materiale, poi per i mezzi, ddocu…. Gli hanno mandato danno altri soldi...”.

C'è un episodio inquietante avvenuto a Como. Il 3 febbraio 2014 davanti al cancello dell'impresa subentrata alla Mestre srl qualcuno lasciò una bottiglia con del liquido infiammabile e un biglietto: “Non devi eseguire gli scavi all'ospedale di Mazara”. L'impresa comasca denunciò l'intimidazione, ma preferì rinunciare al lavoro. Analoga situazione accadde a un'impresa di Mazara del Vallo.

Dopo lo stop deciso dalla prefettura i Loretta avrebbe tentato di restare sul mercato. E per aggirare l'intoppo burocratico avrebbero dato vita a una nuova società, la cooperativa Medio Ambiente, utilizzando dei presunti prestanome che gli investigatori individuano nel giornalista Filippo Siragusa e negli ex dipendenti della Mestre, Andrea Alessandrino e Paola Bonomo.

Carlo Loretta diceva al fratello Giuseppe: “…rintraccia... a Filippo Siragusa e gli dici che scende... alle tre e mezza... devono andare in banca perché già è tutto pronto… voglio a tutti e tre la e ci devono mettere le firme... chiamalo e chiama a… a Paola… così… già Andrea è pronto… Paola è pronta e si vedono…”.

In effetti pochi minuti dopo Giuseppe Loretta contattava Siragusa: “Ti dicevo… dovresti scendere... perché ha telefonato la banca quella di Mazara… e vuole i soci pure lì … per aprire il conto”. “Va bene sto scendendo”, diceva Siragusa. Sarebbe la conferma del ruolo di dominus dei Loretta nella Medio Ambiente finita sotto sequestro.

*Aggiornamento ore 20.40

Il Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti di Sicilia valuterà nella prossima riunione, in programma dopodomani a Enna, la richiesta di cancellazione dall'Ordine, presentata dal collega Filippo Siragusa, coinvolto in una inchiesta della Dda di Palermo sui presunti fiancheggiatori del superlatitante Matteo Messina Denaro. Siragusa, indagato con l'ipotesi di fittizia intestazione di beni, non aggravata dall'agevolazione della mafia, è stato sottoposto all'obbligo di dimora nel Comune di residenza, misura cautelare che per legge non consente la sospensione di diritto dall'Ordine: tuttavia ha deciso non di autosospendersi, istituto giuridicamente inesistente, ma di chiedere temporaneamente la cancellazione dall'elenco dei pubblicisti, in attesa di chiarire la propria posizione con i magistrati. "Senza entrare nel merito delle accuse, che appaiono in sé molto gravi e preoccupanti, e augurandoci che Siragusa possa dimostrare la propria estraneità alle contestazioni - dice il presidente dell'Ordine di Sicilia, Riccardo Arena - prendiamo atto della sua scelta di preservare l'Ordine e i colleghi da possibili speculazioni derivanti dal suo coinvolgimento nell'inchiesta. Il giornalismo dell'isola ha pagato un alto tributo nella lotta alla mafia e su questi temi l'Ordine assume posizioni sempre molto nette. Siamo pronti a reiscrivere Filippo, nel momento in cui dimostrerà di non avere avuto niente a che fare con gli uomini del boss, considerato l'attuale capo di Cosa nostra".

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