22/05/2017 - Maurizio Caserta Economista, Presidente dell’Associazione Mediterraneo, Sicilia, Europa, Aldo Premoli Giornalista e scrittore. Responsabile comunicazione Centro Studi Mediterraneo Sicilia Europa

Il crimine è una cosa che tutti detestiamo. Non vi può essere alcun dubbio. La ragione per cui lo detestiamo è molto buona. Infatti, il crimine produce sofferenze alle persone e danni alle società. Siamo convinti che, laddove il danno sia risarcibile, esso vada risarcito; laddove non lo sia, chiediamo che la sanzione sia talmente efficace da impedire e scoraggiare la ripetizione del crimine, riducendo così la probabilità di generare altri danni e altre sofferenze. La Sicilia è stata spesso associata a una forte presenza criminale. La storia e la cronaca lo confermano. Non ci si può nascondere dietro un dito. Non si può neanche ignorare che nel confronto politico questo fatto abbia pesato. In modo virtuoso, quando le forze politiche si sono confrontate su strumenti di contenimento; in modo strumentale quando la pregiudiziale anti-mafiosa è servita solo a screditare gli altri.

La Sicilia vivrà nei prossimi mesi un'intensa stagione elettorale, dalle amministrative di giugno alle regionali di novembre. Si può scommettere sul fatto che il crimine di marca mafiosa sarà un tema del confronto. Cosi come lo è sempre stato. La percezione comune è che, sia pure sotto forme diverse, il crimine mafioso sia ancora un fatto pervasivo nella società e nell'economia siciliana. Nell'economa, soprattutto, perché è da lì che le risorse per la sopravvivenza delle organizzazioni criminali sono estratte.

In economia, un crimine è un crimine se si opera in un settore illecito oppure se, pur operando in un settore lecito, si adottano comportamenti e strumenti illeciti. Quelle attività, quei comportamenti, quegli strumenti costituiscono un crimine perché producono sofferenze e danni alle persone ed alla società. Ed è per questo che sono vietati. Sarebbe bene, quindi, quando si discute di crimine e di organizzazioni criminali, che la discussione fosse tutta volta a discutere di quei danni e di quelle sofferenze, e degli strumenti utili a minimizzarle. Infatti, non è solo responsabilità delle forze dell'ordine e degli organi giurisdizionali il rispetto della legge. Le società possono dotarsi di strumenti (leggi) che possono rendere meno oneroso il lavoro delle forze dell'ordine e dei magistrati, riducendo lo spazio che le regole (spesso insufficienti) lasciano a quei comportamenti e a quelle organizzazioni. È bene quindi che la questione stia nel dibattito politico, ma è bene che vi stia con i termini indicati, ossia non per screditare altre forze politiche, ma per discutere ed elaborare strumenti efficaci di contenimento.

Si può sperare che questo sia il tenore del dibattito pubblico in Sicilia sul tema della legalità e del crimine? Succede, infatti, che la discussione pubblica sia destinata non tanto a discutere dell'inefficacia delle regole esistenti e del loro necessario aggiustamento, ma piuttosto del numero di gradi di separazione che ciascuno di noi ha rispetto a soggetti in qualche modo coinvolti con il crimine. Questa discussione non porterebbe molto lontano se si accettasse la teoria sociologica dei "sei gradi di separazione" secondo la quale ogni persona può essere collegata ad un'altra attraverso una catena di conoscenze e relazioni personali non superiori a cinque. In questo caso, infatti, tutti saremmo connessi, più o meno lontanamente, a persone coinvolte con il crimine. Al massimo ci dividono da esse sei gradi di separazione. Pertanto se abbandonassimo il principio della responsabilità personale degli atti commessi, cui per fortuna gli organi della giurisdizione si rifanno, nessuno di noi avrebbe scampo, salvo a ritenere convenzionalmente che, solo per fare un esempio, tre gradi sono pochi, ma quattro gradi di separazione sono sufficienti.

Rivolgiamo quindi un invito ai protagonisti del dibattito politico siciliano: evitate di spendere del tempo nel tentativo di contare i gradi di separazione del vostro interlocutore dal crimine. Per il semplice fatto che state parlando con lui/lei sarete anche voi connessi, solo di un grado in più. Dedichiamoci invece tutti a riformare il sistema economico siciliano, districando il suo intreccio politico-affaristico, dal quale le organizzazioni criminali traggono linfa vitale. Le energie dedicate alla ricostruzione dei "gradi" di ognuno sono energie disperse. Meglio dedicarle all'analisi dei nodi politico-affaristici ed alla individuazione degli strumenti utili a scioglierli. Così come una strada molto popolata di persone rende difficile l'azione di rapinatori e stupratori, allo stesso modo un'economia molto popolata di attività rende difficile l'azione predatoria delle organizzazioni criminali perché il bottino è piccolo e il rischio grande.

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