Siciliainformazioni.com - 8 marzo 2018 - Giovanni Burgio

1.569 appartamenti, 124 palazzi di pregio storico e artistico, 193 box, garage e autorimesse, 70 negozi e magazzini; 77 aziende di costruzione, 24 di commercio, 5 alberghi e ristoranti; 41 terreni agricoli e 17 aree edificabili. Questi sono alcuni dei 2.415 beni confiscati alla mafia a Palermo alla data del 21 maggio 2017.

In tutta la Sicilia, invece, le confische ammontano a 8.868 unità, per un valore in euro di 4.673.542.012. I dati sono contenuti nel dossier presentato il 20 febbraio dalla CGIL di Palermo, durante il seminario organizzato per verificare lo stato d’attuazione del Nuovo Codice Antimafia approvato il 17 ottobre 2017.

La particolare situazione in cui si vengono a trovare in tutt’Italia i 18.000 lavoratori dipendenti di queste aziende confiscate, la criticità e complessità della gestione dei beni sequestrati, l’enorme valore simbolico che può avere la restituzione a un’economia sana del patrimonio illecitamente formatosi nelle mani dei boss, sono stati i principali aspetti affrontati e discussi. E oltre agli interventi dei principali responsabili locali e regionali del Sindacato, particolari contributi sono venuti da alcuni professionisti ed esperti in materia e da Luciano Silvestri del dipartimento Legalità della CGIL nazionale. L’Amministratore giudiziario della Calcestruzzi Belice, Dottor Riccardo Polizzi, ha sintetizzato le grandi difficoltà tecniche che immediatamente si presentano a chi deve far sopravvivere questi immensi patrimoni economici “Quando ci è stata consegnata la Sala Bingo di Villa Tasca a Palermo, c’erano 75 dipendenti. Ebbene, di questi lavoratori, solo 35 erano in regola, tutti gli altri erano in nero. E poi i grossissimi errori giurisprudenziali in cui incorrono gli stessi Tribunali e Giudici del settore fallimentare. Nella legislazione vigente, occorre un lunghissimo iter burocratico-giudiziario perché si riconosca all’azienda confiscata alla mafia il suo “status” unico e originale”. Quasi tutti hanno ricordato l’incidenza del “Caso Saguto” sull’approvazione del Codice, sia nel senso di un’eccessiva accelerazione impressa all’iter legislativo, sia per quello che riguarda la nuova disciplina degli Amministratori giudiziari, rivelatasi in realtà troppo complessa e inutilmente minuziosa.

Così si è espresso il professore Costantino Visconti, docente di Diritto penale all’Università di Palermo. Non nascondendo dubbi e critiche ad alcuni aspetti della nuova Legge, ha affermato “Non bisogna demonizzare la figura dell’Amministratore giudiziario. Se vogliamo che si sviluppi una sana gestione e una proficua redditività delle imprese confiscate, occorre che ci siano professionisti esperti e competenti che se ne occupino. Anche lo stesso limite imposto dalla legge di solo tre aziende amministrate, può penalizzare il futuro interesse dei giovani Dottori commercialisti verso questo particolare settore economico”.

I passi in avanti fatti dal nuovo Codice, li ha evidenziati Mario Ridulfo della segreteria CGIL di Palermo: “Sono almeno tre i punti innovativi. Prima di tutto l’istituzione del Fondo di garanzia con una dotazione di 10 milioni di euro che è messo a disposizione delle imprese confiscate che si trovano in difficoltà. Riconosciamo che non è molto e si poteva prevedere una cifra maggiore, ma è già qualcosa. Poi c’è il coinvolgimento dei sindacati, degli imprenditori e delle associazioni che operano nel sociale. D’ora in poi, per meglio gestire i beni confiscati, ogni Prefettura deve istituire un organismo che preveda la partecipazione di queste organizzazioni. Il terzo punto vede una più precisa configurazione dell’Agenzia per i beni sequestrati. Intanto se ne aumenta l’organico da 40 a 200 addetti, e poi gli si attribuisce una funzione più economica, diminuendone la connotazione di ordine pubblico”. Una decisione sulla quale si è tornato indietro rispetto alla prima formulazione della Legge, concerne le sedi degli Uffici dell’Agenzia. Adesso si è riconosciuto che, pur rimanendo Roma e Reggio Calabria quelle più importanti, potranno esserci anche uffici distaccati.

Questo significa che Palermo, con il suo 43% del totale dei beni confiscati, potrà continuare ad avere il suo centro operativo. Da pochi mesi, infine, è a disposizione su Internet la piattaforma “Open Re.G.I.O.” dell’Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati. In questo sito, oltre ad essere aggiornati continuamente i dati quantitativi dei beni sequestrati e confiscati in Italia, ci sono l’ubicazione, l’iter processuale, la proprietà e varie altre notizie di ogni singolo immobile.

Seguiteci sui Social Media dell'Associazione

Pagina Facebook Manager WhiteList Pagina G+ Manager WhiteList Pagina Linkedin Manager WhiteList

Logo CNA Professioni

 Affiliato a 

 CNA Professioni