Il Sole 24 ore - Ivan Cimmarusti - 13 marzo 2018

È l’inchiesta sulla mafia dei colletti bianchi, quella che fa gli affari milionari negli appalti pubblici e ricicla denaro sporco, inquinando i sistemi produttivi italiani ma anche esteri. Il Consiglio superiore della magistratura punta a far luce sul fenomeno oggetto di importanti inchieste giudiziarie, per comprendere come la criminalità organizzata si stia sviluppando nel Centro-Nord. «La mafia cambia pelle, area e metodi. Non è più quella tradizionale che usa i mezzi che conosciamo da sempre come in Sicilia o Calabria», ha commentato la presidente della VI commissione del Csm, Paola Balducci.

Le audizioni dei vertici giudiziari capitolini

L’indagine è iniziata a Roma, con l’audizione dei vertici della giustizia della Capitale d’Italia. Davanti al vice presidente del Csm, Giovanni Legni, e alla Balducci, sono sfilati il procuratore generale Giovanni Salvi, il procuratore capo Giuseppe Pignatone, il presidente della Corte d’Appello Luciano Panzani e il presidente del Tribunale Francesco Monastero. «Abbiamo assunto una specifica iniziativa per approfondire e conoscere meglio ciò che sta cambiando nella strategia di contrasto alle mafie e soprattutto nel concreto manifestarsi dei fenomeni mafiosi. Questa è la ragione per la quale abbiamo promosso l’audizione dei capi degli uffici giudiziari», ha detto Legnini al termine delle audizioni. «Qui a Roma - ha aggiunto - abbiamo riscontrato un’attività molto avanzata e innovativa che sta dando importanti risultati. Dobbiamo essere grati ai capi degli uffici romani e a ciascuno dei magistrati per il lavoro che svolgono». Il vicepresidente del Csm ha aggiunto che «molto sta cambiando, qui a Roma, infatti, è stato sottolineato il rapporto tra i vecchi e i nuovi metodi mafiosi, soprattutto quelli corruttivi e il rapporto tra i gruppi criminali storici, che si insediano nelle grandi aree urbane e quelli locali».

L’esempio giudiziario: Mafia Capitale

Il riferimento di Legnini è, indirettamente, anche all’inchiesta Mafia Capitale della Procura di Roma, che i giudici del primo grado hanno cassato ritenendo insussistente l’ipotesi di associazione mafiosa. Le parole del vice presidente del Csm trovano riscontro dalla sentenza del 10 aprile 2015 della Corte di Cassazione, emessa in sede cautelare. Secondo i giudici, infatti, tutte le mafie, sia le “tradizionali” sia le “nuove” ricorrono ormai alla minaccia e alla violenza solo come extrema ratio, preferendo un approccio più collusivo e corruttivo. Un aspetto emerso proprio nell’indagine Mafia Capitale. Il procedimento s’è infranto in primo grado: i giudici non hanno riconosciuto l’esistenza dell’associazione mafiosa. Tuttavia per i pm, così come per la Cassazione, l’organizzazione capeggiata da Massimo Carminati appariva assimilabile alle mafie tradizionali, perché si avvaleva della forza di intimidazione derivante dal vincolo di appartenenza. Ma presentava anche altri aspetti che la rendevano una associazione “originaria” e “originale” perché propria del territorio romano. Il 10 aprile 2015 la stessa Cassazione, confermando l’ipotesi innovativa, ha specificato che non sempre i modelli di mafia coincidono con quelli tradizionali, ma non per questo esulano dal paradigma dell'articolo 416 bis del codice penale (associazione mafiosa).

Il fenomeno criminale a Roma: i dati del 2017

Stando ai dati – inediti – della Corte d’Appello di Roma a Roma risultano essere stati compiuti numerosi reati soprattutto legati a fenomeni di tipo corruttivo e di tipo finanziario. Nel 2017 i delitti contro la Pubblica amministrazione risultano essere 5mila 79. Di questi sono stati 167 le corruzioni, 30 le concussioni e 158 i peculati. Le iscrizioni per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso sono state 10. Ad esso sono connessi, in parte, i 100 omicidi volontari, le 951 estorsioni e i 271 casi di usura. Sul fronte dei reati finanziari, invece, risultano: 312 iscrizioni per riciclaggio di denaro sporco, 2 casi di autoriciclaggio, 53 per falso in bilancio, 622 per bancarotta fraudolenta e 1.853 per reati in materia tributaria.

Le prossime tappe: Milano, Bologna, Genova, Torino e Venezia

La presidente della sesta commissione del Csm, Paola Balducci, ha spiegato che è iniziato un vero e proprio «“tour” che raggiungerà anche Milano, Bologna, Genova, Torino, Venezia e le città del nord dove esiste un fenomeno mafioso che non si conosce bene ma c’è, perché la mafia non è più solo quella della violenza, è quella degli affari, dei colletti bianchi».

Seguiteci sui Social Media dell'Associazione

Pagina Facebook Manager WhiteList Pagina G+ Manager WhiteList Pagina Linkedin Manager WhiteList

Logo CNA Professioni

 Affiliato a 

 CNA Professioni