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Corriere.it - di Isidoro Trovato - 02 lug 2022

Arriva la Vera lotta all’evasione fiscale. Dove Vera è l’acronimo (verifica dei rapporti finanziari) con cui si nomina il nuovo algoritmo antievasione. Il decreto, appena firmato dal ministro dell’Economia Franco, mette a disposizione dell’Agenzia delle entrate uno strumento di nuova generazione che sta nel solco dell’utilizzo di quell’intelligenza artificiale, citata anche all’interno del Pnrr. In attesa che la pubblicazione in Gazzetta ufficiale sveli i dettagli del nuovo meccanismo, è già evidente che col software Vera il governo punta a ottenere delle liste selettive che saranno impiegate nell’attività di controllo dell’Agenzia delle entrate.

A qualcuno sono tornati in mente i vecchi studi di settore: il metodo predittivo che, sulla base di certe premesse, calcolava griglie di reddito che però non si rivelarono così efficaci e aderenti alla realtà. L’algoritmo antievasione è qualcosa di inedito e più profondo: potrà mettere in connessione tutti i dati presenti su web e banche dati digitali.

Comporrà un profilo del contribuente acquisendone elementi che emergono dalla dichiarazione dei redditi, dal conto corrente, dalle app di acquisto e pagamento online (Apple pay, Satispay e le app simili), dal numero di accessi alle cassette di sicurezza, da tutti i movimenti con moneta elettronica, i registri immobiliari e gli acquisti registrati in qualsiasi banca dati digitale.

Qualcuno ha avanzato anche il rischio di «un’indagine digitale» a tutto tondo che tenga conto persino di Instagram e dei social dove si esibiscono oggetti di lusso (orologi, barche moto) o residenze speciali: non è che l’algoritmo andrà a pescare anche orologi d’oro e alberghi cinque stelle? Al momento il protocollo voluto dal garante della privacy sembrerebbe proteggere dall’uso estremo del digitale.

Le regole della privacy

L’insieme di questi dati sarà rielaborato dal super algoritmo che traccerà un profilo patrimoniale e reddituale del contribuente mettendolo a confronto con quello dichiarato e ufficiale. In caso di evidenti discostamenti, Vera segnalerà il caso all’Agenzia delle entrate dove assicurano che ci sarà sempre un intervento umano che possa scongiurare eventuali paradossi.

Insomma, nessun pericolo che il nostro destino fiscale finisca in mano a un Hal (il supercomputer tiranno digitale di Odissea 2001 nello spazio) che decida incontrastato della nostra fedeltà tributaria.

Proprio l’interazione tra macchina e uomo è uno dei nodi di valutazione dello strumento, oltre a quello della garanzia della privacy. Non è un caso, infatti, che l’algoritmo sia da anni allo studio ma è sempre stato bloccato dalla necessità di mettere a punto un’adeguata prassi di tutela da concordare con il garante della privacy.

La novità di questo nuovo strumento sta nel meccanismo di tutela dell’anonimato: nella prima fase i dati saranno coperti da un codice che creerà una sorta di pseudonimo e soltanto quando dovesse accendersi un alert si potrà accedere al nominativo reale.

Per tutelare i dati e le informazioni, solo il personale autorizzato avrà la possibilità di effettuare gli accessi, che andranno comunque sempre tracciati. I commercialisti accolgono positivamente (ma con qualche riserva), l’arrivo dell’algoritmo. «Si tratta di uno strumento – spiega il neo presidente Elbano de Nuccio – che di per sé tornerà utile perché incrocia l’enorme mole di dati dell’anagrafe tributaria con le dichiarazioni dei contribuenti.

È però necessario che lo stesso non comporti alcun automatismo accertativo e che quindi l’intervento umano preventivo sia reale. Inoltre, bisognerà capire quale sarà la soglia di scostamento che sarà fissata per far scattare l’alert: l’algoritmo è efficace se serve a scovare evasori totali o grandi evasori. Se invece diventasse un’arma ispettiva di massa, diventerebbe controproducente e fonte di ulteriore inutile contenzioso».

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